Depressione e momenti di blocco

Quando sembra difficile ritrovare una direzione
La depressione non si presenta sempre nello stesso modo. Per alcune persone è soprattutto tristezza profonda, perdita di interesse o mancanza di energie. Per altre può essere una sensazione più difficile da definire: sentirsi fermi, svuotati, senza una direzione, come se qualcosa che prima permetteva di andare avanti avesse smesso di funzionare.
Può diventare difficile alzarsi la mattina, concentrarsi, prendere decisioni, mantenere relazioni o portare avanti attività che prima sembravano naturali. A volte prevalgono pensieri di autosvalutazione, senso di colpa o pessimismo rispetto al futuro. In altri casi, invece, la persona continua apparentemente a fare tutto ciò che deve fare (lavorare, occuparsi della famiglia, vedere gli altri) ma con uno sforzo enorme e con la sensazione di non essere più realmente presente nella propria vita.
Non sempre, inoltre, è facile riconoscere subito ciò che sta accadendo. Ci si può accorgere semplicemente di essere diventati più irritabili, di essersi progressivamente isolati, di rimandare continuamente le cose o di non riuscire più a provare piacere per ciò che prima interessava.
Ridurre la sofferenza e comprendere ciò che si è fermato
Nel lavoro terapeutico è importante intervenire su ciò che rende difficile la vita quotidiana. Quando la depressione porta al ritiro, all’inattività o alla perdita delle proprie abitudini, ad esempio, può essere utile lavorare gradualmente per recuperare ritmi, attività, relazioni e spazi che sono stati abbandonati.
Allo stesso tempo, però, non mi interessa soltanto capire se una persona presenta o meno una depressione in senso diagnostico. È importante comprendere che cosa si è fermato, cosa sta mancando e perché quella difficoltà sia comparsa proprio in quel momento della vita.
A volte il blocco arriva dopo una perdita, una separazione, un fallimento o una fase particolarmente faticosa. In altri casi sembra comparire senza un evento preciso. Anche quando non esiste una causa immediatamente riconoscibile, però, può essere utile interrogarsi sul rapporto tra quel momento depressivo, la propria storia, le relazioni e il modo in cui si sta vivendo la propria vita.
Capire non è in contraddizione con l’intervenire. Il lavoro terapeutico può muoversi contemporaneamente su più livelli: riconoscere i pensieri e i comportamenti che mantengono il ritiro, recuperare gradualmente possibilità di azione e, nello stesso tempo, dare un significato a ciò che sta accadendo.
Ritrovare possibilità di movimento
Quando ci si sente depressi, molte attività possono iniziare a sembrare inutili o eccessivamente faticose. Si può aspettare di stare meglio prima di ricominciare a uscire, vedere qualcuno, fare sport, studiare o dedicarsi a qualcosa che interessa. Il rischio è che proprio questa attesa contribuisca ad aumentare ulteriormente il senso di immobilità.
Una parte del percorso può quindi riguardare il recupero graduale di possibilità di movimento: non forzarsi semplicemente a “fare di più”, ma comprendere quali attività, relazioni o esperienze possono essere riprese e con quali tempi.
Questo può significare ricostruire una quotidianità più sostenibile, interrompere alcuni circuiti di isolamento, sperimentare nuovamente situazioni dalle quali ci si era allontanati e recuperare progressivamente la sensazione di poter incidere sulla propria vita.
Stare meglio, però, non significa soltanto tornare a funzionare come prima. A volte il momento depressivo segnala anche che quel “prima” non è più sufficiente e che alcune parti della propria vita hanno bisogno di essere ripensate.

Il rapporto con i cambiamenti di vita
In alcuni casi la depressione compare proprio durante una fase di trasformazione: la fine di una relazione, l’ingresso nell’età adulta, la nascita di un figlio, un cambiamento lavorativo, la perdita di una persona importante o il momento in cui si iniziano a mettere in discussione scelte fatte molti anni prima.
Sono situazioni nelle quali un equilibrio precedente può non funzionare più, mentre quello nuovo non ha ancora preso forma.
Anche questi momenti possono essere letti come transiti: passaggi nei quali non si tratta semplicemente di tornare alla condizione precedente, ma di costruire un modo nuovo di stare nella propria vita.
In questi casi il lavoro terapeutico riguarda anche il comprendere che cosa si sta lasciando, cosa sta cercando di emergere e quali nuove possibilità possono essere costruite.
La collaborazione con lo psichiatra
Quando la sofferenza depressiva è particolarmente intensa, può essere utile valutare se affiancare alla psicoterapia anche una consulenza psichiatrica.
Psicoterapia e trattamento farmacologico non sono necessariamente alternative. In alcune situazioni un supporto farmacologico, quando ritenuto appropriato dallo specialista, può aiutare a ridurre alcuni sintomi, recuperare energie, migliorare il sonno o rendere più possibile la partecipazione alla vita quotidiana e al lavoro terapeutico.
Come psicoterapeuta mi occupo del percorso psicologico e psicoterapeutico, ma collaboro con professionisti della salute mentale e, quando può essere utile, possiamo valutare insieme l’opportunità di un confronto psichiatrico.
Non è una scelta automatica e dipende dalla situazione individuale. Quando serve, preferisco che venga valutata con uno specialista competente, potendo discutere benefici, dubbi e alternative in maniera informata.
Un primo confronto
Quando tristezza, mancanza di energie, perdita di interesse o senso di blocco iniziano a occupare troppo spazio, può essere utile fermarsi a comprendere che cosa sta accadendo e da dove sia possibile ripartire.
Nei primi incontri possiamo ricostruire insieme il momento che si sta attraversando, capire quali elementi stanno mantenendo la sofferenza e valutare il tipo di percorso più utile.
L’obiettivo non è soltanto ridurre i sintomi, ma recuperare progressivamente la possibilità di sentirsi presenti nella propria vita, ritrovare interessi, relazioni e direzioni che possano tornare ad avere significato.
Vuoi capire se il percorso fa al caso tuo?